Amando andare a piedi è inevitabile usare i mezzi pubblici e quindi i treni.
Per questo posso testimoniare un episodio ai limiti dell’assurdo che potrebbe andare sotto il titolo “come complicare una cosa semplice: i rimborsi ai pendolari”.
Per i pendolari de Le Nord è infatti previsto un rimborso del 10% dell’abbonamento mensile a rimborso dei “disguidi” e forti ritardi dovuti al cambio di orario dello scorso dicembre.
Ma la cosa non è così semplice come sembra.
Per poter avere i 5 euro promessi (ovvero il 10% di un abbonamento mensile di 50 euro) più per il principio che per la cifra in sè, occorre:
1. andare allo sportello e farsi dare il modulo di rimborso
2. compilarlo con biro blu o nera in stampatello con numerosi dati personali (tenendo conto che le righe su cui scrivere sono troppo corte per riportare il numero della tessera o il numero dell’bbonamento che ha oltre 10 caratteri)
3. allegare il tagliando in originale dell’abbonamento di Gennaio
4. tornare allo sportello, consegnare tutto e aspetare che il bigliettaio finisca di compilare il modulo, lo timbri e restituisca una copia
5. aspettare “due settimane” che arrivi a casa una lettera (in realtà ne sono passate 4
6. portare la lettera allo sportello e ritirare i soldi in contanti
ma non era meglio scalare 5 miseri euro dall’abbonamento di febbraio e buona notte?
PS Arrivata finalmente la lettera con la quale posso presentarmi allo sportello e avere il rimborso in contanti. Da notare che mi rimborsano 2 euro. Perchè?
Decisamente tutto questo è costato alla collettività ben più di due euro.


